D-Orbit acquisisce Planetek e da vita a un’unione strategica per l’innovazione spaziale

Fino a poco tempo fa, l’Europa era la forza dominante per il lancio di grandi satelliti. Per quasi 30 anni, Ariane 5 è stata una scelta preferenziale per le società di telecomunicazioni che desideravano portare i veicoli spaziali in alto sopra la Terra, in seguito è arrivata la concorrenza dell’americana SpaceX.

La società guidata da Elon Musk è diventata la prima società privata a lanciare il proprio razzo in orbita, irrompendo in un settore precedentemente dominato dagli enti spaziali facenti capo agli stati nazionali o consorzi di stati, con il suo razzo Falcon 9 a prezzi inferiori rispetto ai competitor europei, dal 2010 SpaceX, continua a mettere in orbita satelliti di ogni tipo. 

Attualmente l’Europa ha i lanciatori europei Vega C (prodotto dall’italiana Avio) e Ariane 6 (prevalentemente francese), ma per quest’ultimo, che ha debuttato (in ritardo) lo scorso luglio, attualmente non è previsto ancora un nuovo lancio.

Eppure l’Europa sta recuperando il terreno. Con la startup tedesca Isar Aerospace, ha appena fatto la storia con il primo lancio orbitale commerciale dall’Europa continentale il 30 marzo 2025 tramite il razzo Spectrum.

L’European Innovation Council (EIC) e la SMEs Executive Agency (EISMEA) da diverso tempo sono impegnati in finanziamenti e sostegno fondamentali, come quello all’Isar: oltre 10 milioni di euro attraverso il Programma Horizon solo per lo sviluppo di sistemi per il ‘lancio spaziale a basso costo’. Questo sostegno non riguarda solo i finanziamenti: si tratta di rafforzare la sovranità tecnologica e la competitività dell’UE in un campo a lungo dominato dai giganti globali di altre zone del pianeta. 

Isar è una delle quattro startup europee (oltre alle tedesche HyImpulse e Rocket Factory Augsburg e la britannica Orbex) a beneficiare del programma europeo Boost, annunciato lo scorso novembre dall’Agenzia spaziale europea (ESA) che prevede lo stanziamento di 44,22 milioni di euro. Se è vero che il Vecchio Continente si è riappropriato dell’autonomia nell’accesso allo spazio con Ariane 6 e Vega C, con il programma Boost, l’ESA intende supportare una nuova generazione di lanciatori e servizi di lancio commerciali.

Dal punto di vista industriale, l’Italia è tra i pochi Paesi le cui aziende coprono l’intera filiera spaziale: dai lanciatori alla manifattura, dai servizi per i consumatori ai poli universitari e di ricerca, con un mercato che consta di circa 200 aziende di cui l’80% composto da PMI e startup innovative, con un fatturato totale annuo di più di due miliardi di euro.  In Europa, Roma è al secondo posto per numero totale di asset in orbita ed è attualmente il terzo contributore dell’ESA.

Inoltre, come emerso dal rapporto dell’Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano, nel 2024 l’Italia è il sesto Paese al mondo per rapporto fra investimenti nello spazio e PIL e in terza posizione europea per investimenti in startup della space economy, trainata dal mega-round della scaleup D-Orbit (150 milioni di dollari), dietro al Regno Unito seguito dalla Germania, ma davanti a Spagna e Francia.

Il made in Italy nel settore spaziale, nel 2023, ha prodotto esportazioni per 7,5 miliardi di euro, in crescita del 14% rispetto al 2022. Nei primi otto mesi del 2024 il dato delle esportazioni italiane nel settore è stato di 4,3 miliardi di euro.

Tra le startup più promettenti, D-Orbit, impegnata nei servizi e tecnologie di logistica spaziale, negli ultimi anni è diventata punto di riferimento non solo in Italia e in Europa ma a livello internazionale per le tecnologie di trasporto orbitale. D-Orbit nasce nel 2011 da un’idea di Luca Rossettini e Renato Panesi, due ingegneri aerospaziali italiani che si incontrano nella Silicon Valley grazie a una borsa di studio. Oggi la società fornisce servizi che coprono l’intero ciclo di vita delle missioni in orbita, semplificando le operazioni con tecnologie innovative che vanno dalla progettazione allo sviluppo della piattaforma satellitare fino alla gestione dei detriti emessi durante le missioni.

Nel corso di un evento svoltosi presso la Sala degli Arazzi del ministero delle Imprese e il made in Italy, alla presenza del ministro Adolfo Urso, D-Orbit ha annunciano un’unione strategica con Planetek Group, azienda di spicco nel settore dell’osservazione della Terra (EO).

Il momento della firma dell’accordo tra D-Orbit e Planetek con i due CEO e il ministro Urso

L’operazione, che lascerà alle due realtà una piena autonomia operativa, servirà a contaminare reciprocamente competenze nelle applicazioni spaziali cloud-based, nell’elaborazione dei dati in orbita tramite intelligenza artificiale e nei servizi di scambio dati in tempo reale.

Già in passato D-Orbit e Planetek Group hanno collaborato a diverse iniziative, come per esempio quella più recente rappresentata dalla prima missione di AI-eXpress, una tecnologia innovativa che sfrutta l’intelligenza artificiale e la tecnologia blockchain per migliorare la reattività dei satelliti e consentire la trasmissione di analisi a bassa latenza.

“Abbiamo lavorato a lungo a questo traguardo – dichiara Luca Rossettini, CEO di D-Orbit, in merito a tale unione – Unendo i nostri punti di forza, non solo espandiamo la nostra portata tecnologica, ma rafforziamo anche il nostro impegno a rendere lo spazio più accessibile e sostenibile per migliorare la vita sulla Terra. I nostri valori condivisi, incentrati sull’idea di mettere le persone al primo posto, sono al centro di questa collaborazione, garantendo che l’innovazione sia guidata da una cultura forte e incentrata sulle persone, che valorizza i talenti e promuove il successo a lungo termine”.

D-Orbit è la prima società spaziale certificata B-Corp al mondo, mentre Planetek Italia è una Società Benefit.

“Insieme, D-Orbit e Planetek mirano a ridefinire il modo in cui le informazioni spaziali sono accessibili, analizzate e utilizzate per risolvere le sfide globali, dal monitoraggio ambientale e la pianificazione urbana, alla sicurezza nazionale e la risposta alle catastrofi”, dice Giovanni Sylos Labini, amministratore delegato di Planetek Italia.

Con questa operazione, D-Orbit ha acquisito il 100% delle azioni di Planetek, rendendo gli azionisti di Planetek parte dell’azionariato di D-Orbit. L’attuale organizzazione aziendale rimarrà invariata per garantire la continuità delle operazioni. Insieme, le due società amplieranno il loro portafoglio in modo da avvantaggiare l’intero ecosistema, dai settori governativo, della sicurezza, commerciale e ambientale, alla più ampia comunità spaziale.

“Questa unione comporta nuove prospettive significative per Planetek Hellas e rafforza la nostra posizione di leader nel settore spaziale in Grecia, coprendo l’intera catena del valore da monte a valle”, aggiunge Stelios Bollanos, amministratore delegato di Planetek Hellas.

“Il consolidamento dell’industria spaziale e delle competenze orientate ai servizi è oggi più che mai fondamentale. L’unione tra D-Orbit e Planetek rappresenta un passo decisivo in questa direzione. Insieme, offriremo ai nostri clienti un punto di riferimento unico per i servizi di assistenza, in-orbit servicing e gestione dei big data nello spazio, introducendo al contempo un nuovo modello di collaborazione. Un’evoluzione che genererà valore per tutti i nostri stakeholder”, commenta Simonetta Di Pippo, presidente del consiglio di amministrazione di D-Orbit.

“Abbiamo realizzato la prima legge italiana sullo spazio. Ricordo che l’Italia è stato il terzo Paese mondiale e il primo europeo ad inviare un vettore nello spazio. Una legge che ci permetterà di avere una leadership spaziale nella prossima ministeriale che si terrà in Germania. Ora il gap che dobbiamo colmare è quello che riguarda riguarda le startup create in Europa e quelle che effettivamente diventano poi imprese. Queste due sono un esempio e possiamo dire che l’Italia oggi è tornata ad essere il Paese che dà la via all’Europa nello spazio”, afferma il ministro Urso.

D-Orbit opera a livello globale, con uffici in Italia, Portogallo, Regno Unito, Grecia e Stati Uniti. Planetek estende il suo raggio d’azione con due società spin-off, GAP e GEO-K, e la sua consolidata filiale in Grecia, Planetek Hellas. Insieme, le due società amplieranno il loro portafoglio in modo da avvantaggiare l’intero ecosistema, dai settori governativo, della sicurezza, commerciale e ambientale, alla più ampia comunità spaziale.

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